Il problema dell'applicabilità della 'retroattività favorevole' alle sanzioni amministrative a seguito della sentenza 6.07.2016 n. 193 Corte Cost

pubblicato il 07/12/16

La Corte costituzionale è recentemente tornata ad occuparsi del problematico rapporto tra il c.d. principio di retroattività favorevole e la disciplina delle sanzioni amministrative. In particolare, si approfondiscono le implicazioni operative della decisione alla luce dell'attuale dibattito sul regime applicabile alle misure afflittive “sostanzialmente penali” al crocevia dei rapporti tra ordinamento nazionale e ordinamento sovranazionale.

Con la sentenza n. 193 depositata 20 luglio 2016 la Corte costituzionale ha deciso, nel merito, l’ordinanza con la quale il Tribunale ordinario di Como aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) nella parte in cui non prevede l’applicazione della legge successiva più favorevole agli autori di illeciti amministrativi.
In  particolare,  il  provvedimento  di  rimessione  lamentava l’illegittimità  del richiamato  art.  1 per contrasto sia con il principio dell’applicazione retroattiva del trattamento sanzionatorio più mite rispetto alla commissione del fatto, quale ricavabile dagli artt. 6 e 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle  libertà fondamentali,  qui  intesi  come  parametro  interposto  di costituzionalità ex art. 117, co. 1, Cost., sia con il principio di ragionevolezza e uguaglianza di cui all’art. 3 Cost., nella parte in cui la norma denunciata non prevede, diversamente dall’art. 2, comma 4, cod. pen., l’applicazione all'autore dell’illecito amministrativo della lex mitior.

La Corte, nel solco delle sue precedenti  decisioni  in materia, ha dichiarato non  fondate le questioni prospettate dal Giudice rimettente confermando la dicotomia pene/sanzioni ammnistrative.

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